OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA – 28 – MISCELE DI OLI DI OLIVA

Ormai ho ripetuto fino alla noia che non basta la scritta “extravergine” per stabilire se, l’olio contenuto nella bottiglia, lo è davvero. 

La normativa comunitaria, infatti, stabilisce che le miscele di olio di oliva possono essere fatte solo con olio extravergine di oliva, olio di oliva vergine, olio di oliva (composto di oli di oliva raffinati e oli di oliva vergini), olio di sansa di oliva. 

Ora, se ricordate l’art. 23, potete capire che, queste miscele, difficilmente possono poi rispettare i parametri chimici ed organolettici per essere definiti extravergine e che, per esserlo, devono attraversare una serie di “aggiustamenti”. 

Si entra quindi in un mondo variegato di miscele di oli. 

Visto che, per gli oli extravergine di oliva, è obbligatorio inserire in etichetta il luogo di origine (art. 26), diventa quindi necessario indicare se sono originari dell’Unione europea o di uno Stato membro (comunitari), oppure, se non lo sono (extracomunitari), da quale paese terzo provengono. 

Di fatto,  il luogo di origine che indica uno Stato membro o l’Unione, corrisponde alla zona geografica in cui le olive sono state raccolte e in cui è situato il frantoio nel quale è stato estratto l’olio. La normativa rimanda alle documentazioni doganali di importazione/esportazione, entrando quindi in un’ulteriore ed intricata rete normativa/amministrativa. 

Di conseguenza, se sulla bottiglia troviamo scritto ”Italia”, ipoteticamente tutto il processo produttivo dovrebbe essere avvenuto in Italia (dalla pianta alla bottiglia) ma, considerati i bassi costi degli oli provenienti da altri paesi, e la scarsità di controlli,  affermare che tutto l’olio extravergine venduto come 100% italiano, sia davvero tutto italiano… beh qualche dubbio è lecito e ci si affida quindi all’onestà delle aziende produttrici. 

Quindi, esclusi gli oli a marchio certificato, tutti gli altri “extravergine” cosa contengono? 

Si torna sempre lì, come sapere se è davvero extravergine? E se lo è perché rispetta i parametri di legge, di che qualità parliamo? (vedi art. 27). E quali oli potrebbero essere miscelati all’extravergine nostrano? 

In Italia abbiamo più di 700 cultivar diverse. Gli oli ottenuti fanno spesso parte dei blend 100% italiano etichettati come “extravergine”. 

Ma, la parte più cospicua degli oli di importazione, arriva dall’area del Maghreb (Algeria, Tunisia, Marocco..ecc.) e poi ancora dalla Spagna, Grecia e Turchia. 

Gli oli ottenuti vengono spesso miscelati con oli nostrani per essere destinati alla ristorazione. 

Ecco ancora una volta l’importanza di riconoscere, dal sapore e dall’odore un olio che presenta difetti, in mancanza di analisi chimiche.

Va detto comunque  che, tra tutte queste “cultivar”, italiane e non italiane, ce ne sono alcune dalle quali si ricavano oli di tutto rispetto, di ottima qualità,  perché la cultura dell’olio è anche questa ed insegna che, oltre i “gioielli” nostrani, là fuori c’è un mondo, fatto di profumi e sapori… ne parleremo.. stay tuned

 

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